The Boy With No Name

My Eyes in vendita (in UK..)

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Il terzo estratto da The Boy With No Name, la cui vendita nel mercato britannico è iniziata il 17 settembre, è disponibile in tre versioni (disco e due diverse pubblicazioni in vinile). La versione disco contiene, oltre a My Eyes e il relativo video, un inedito scritto da Fran: Chance.
Per le versioni in vinile invece sono ben due le bsides: una cover degli Squeeze (Up The Junction) e un altro inedito sempre scritto da Fran (My Last Chance).

Ecco direttamente da travisonline.com i dettagli delle pubblicazioni:

My Eyes CD: ISOM124MS
01: My Eyes
02: Chances
03: My Eyes Video

My Eyes 7″ Vinyl 1: ISOM124S1
A: My Eyes
B: My Last Chance

My Eyes 7″ Vinyl 1: ISOM124S2
A: My Eyes
B: Up The Junction

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Selfish Jean

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Dopo tanto tempo di immobilismo, viene aggiornata la sezione videografia con il clip del secondo singolo estratto dal nuovo album.

Sperando che il caldo e lo studio diano un pò di tregua, auguro a tutti una buona estate.

Intervista a Dougie

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dougie.jpgPubblicata sulla rivista musicale Freequency:

Un recente sondaggio ha rilevato che in Gran Bretagna una famiglia su otto possiede The Man Who. Da allora il gruppo ha sempre sfornato lavori di qualità, presentandosi oggi, dopo 4 anni di assenza discografica, con le nuove energie di The Boy With No Name. Abbiamo incontrato Dougie Payne, il simpatico bassista della band di Glasgow.

Avete detto che questa album è un grande ritorno. Cosa significa?
Dopo l’ultimo album ci siamo presi un periodo di riposo, occupandoci d’altro, pur suonando appena possibile. Ritrovarsi insieme è stato divertente. Diciamo che il successo ha una faccia piacevole, ma alla fine devi sempre fare uno stop perché ti mette sotto pressione, sei confuso, non hai più il controllo dei rapporti tra le persone ed arrivi a chiederti chi sei, cosa fai, cosa ti succede. Domande alle quali non sai dare risposte.

Come avete superato queste difficoltà?
Semplicemente vivendo! Siamo tornati a fare le nostre vite normali, ad avere dei ritmi diversi, tranquilli e rilassati, lontani dallo stress dello star system. Penso che 12 Memories, l’album precedente, possa essere considerato un punto di arrivo e di svolta. Oltre quel punto non potevamo andare e questo stato d’animo si rifletteva nella musica stessa, che era cupa, negativa. C’era quindi la necessità di fare ciò che abbiamo fatto, tornare alla realtà. Fran ha addirittura fatto un figlio! Lui dice giustamente che le nostre canzoni riflettono la realtà e questo siamo tornati a farlo con The Boy With No Name. Per noi il successo influenza inevitabilmente la musica, ciò che scrivi e anche ciò che sei.

Quando avete ripreso a “lavorare” siete entrati in studio con Brian Eno. Cosa avete fatto con lui?
Abbiamo fatto le prime session dell’album ed è stato veramente divertente. Sono stati solo due giorni, ma abbiamo sperimentato ogni cosa possibile con delle jam lunghissime, come mai prima, scambiandoci gli strumenti, il tutto guidato dalla fantasia e dalla strategia sonora di Eno. Ci ha dato molti consigli, non solo tecnici, ma anche sulla struttura e sulla composizione delle canzoni. Eno è stato un’insegnante molto utile. Il disco è nato sotto il suo segno.

Perché però poi avete lavorato con altri produttori?
Per vari motivi. Innanzitutto perché quando siano andati in studio con Eno non avevamo tutto il materiale pronto, molto lo abbiamo scritto nel corso dei mesi successivi. Un altro è che con Nigel Godrich avevamo già lavorato, ha prodotto i nostri migliori lavori e quindi ci dava maggior sicurezza. Poi abbiamo scelto Mike Hedges per le sue capacità nel “lavorare” la voce, per il suo modo di registrare e di impostare appunto il ruolo vocale. In questo è veramente fantastico. Siamo una band fortunata perché abbiamo potuto iniziare con Eno, imparare tante cose, finire con Mike che è fantastico nelle voci, e in mezzo lavorare con Nigel, che ha coordinato tutto e ha adottato tante soluzioni tecniche importanti.

Continua…

Intervista a Fran

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Rockol.it ha pubblicato un altro bell’articolo sui Travis. Si tratta di un’intervista a Fran dove si parla soprattutto, ovviamente, del nuovo disco e della positiva esperienza della collaborazione con Brian Eno.

Incontrare Eno è stato un po’ come andare da un fisioterapista. Eravamo rattrappiti e Brian ci ha rimesso in sesto. Non che ci abbia dato dei consigli particolari, ci ha solo fatto capire che per produrre buone canzoni dovevamo metterci in una stanzetta e concentrarci nella scrittura, non sperare che qualcosa venisse fuori dall’improvvisazione e dal suonare insieme: non siamo quel tipo di band. Brian mi ha fatto rivedere le cose sotto una prospettiva diversa, mi ha spronato a scrivere ‘piccole’ canzoni, a fare piccoli passi per volta: e se poi da questo approccio nasce un grande hit, ben venga. Ma non bisogna partire con idee grandiose in mente, non si può pretendere che una madre dia alla luce un uomo adulto”.

Parlando del titolo del nuovo disco, il cantante chiarisce: “The boy with no name era una frase contenuta in una e-mail che avevo mandato a un amico prima della nascita del bambino, quando ancora io e mia moglie non avevamo deciso il nome. Un giorno, mentre cercavo altre cose sul mio computer, l’ho riletta per caso e ho pensato che fosse proprio un bel titolo per un disco. Ma nell’album c’è una canzone sola ispirata alla paternità, ‘My eyes’. Il resto ha a che fare con le relazioni umane”.
Fran si sofferma anche in una riflessione sul disco precedente, 12 Memories (che in molte recensioni di The Boy With No Name sta venendo letteralmente denigrato): “Musicalmente”, dice Healy, “quel disco mi piace ancora molto, ma ammetto che nel realizzarlo non mi sono sentito molto a mio agio. Mentre lo registravamo ci sentivamo come se stessimo camminando in una foresta buia, ora all’improvviso siamo di nuovo usciti alla luce, in campo aperto. Non ci sono stati grandi cambiamenti, stavolta: il più importante è che Nigel Godrich, il produttore, non si è occupato dei missaggi come al solito: li abbiamo affidati a un tecnico di New York rendendo le cose differenti quel tanto che basta. Ho preso nota di quel che mi ha detto una volta il famoso designer Paul Smith, una persona che stimo molto: non c’è bisogno di fare rivoluzioni, nell’arte, bastano piccoli spostamenti progressivi. Se ti allontani troppo dalla tua strada rischi di partire per la tangente e schizzare via, invece bisogna mantenere un tratto riconoscibile, coerente con quello che si è fatto in precedenza. Ho cercato di essere deliberatamente ottimista in questo disco, l’umore generale è scaturito dai miei stati d’animo. D’altra parte in canzoni come ‘My eyes’, dove mi interrogo sul futuro di mio figlio augurandogli buona fortuna, confesso la mia paura di morire, che non è un argomento tipico delle canzoni pop. Lo stesso accade in ‘Battleships’, quando canto dell’annegare in un mare d’amore e d’odio…E’ questa sottigliezza, questa attenzione alle sfumature che mi piace nella musica che facciamo con i Travis”.

Poi sullo spirito che da sempre ha contraddistinto i Travis nei confronti del grande pubblico: “La differenza è che Doherty artista coincide con il suo personaggio, mentre i Travis sono sempre stati le loro canzoni. Da qui a sessant’anni mi auguro che qualcuna sia ancora in circolazione e sappia commuovere la gente. Voglio che ricordino la nostra musica, non le nostre facce. ‘Why does it always rain on me?’ è già diventata un classico, e anche ‘Sing’…. Succede per caso, non te ne accorgi finché non le suoni dal vivo e registri la reazione del pubblico: tra quelle nuove è stata proprio ‘My eyes’, finora, a riscuotere il maggior successo in concerto. Puoi fare un intero disco di canzoni belle e originali come quelle di The Good, The Bad And The Queen e probabilmente da qui a dieci anni non se ne ricorderà nessuno. Questa almeno è la mia impressione…Certi dischi sono come quotidiani che durano lo spazio di un giorno, altri sono come romanzi che durano per sempre”.

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Tbwnn in streaming integrale

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Sul sito di mtv c’è la possibilità di ascoltare il nuovo disco dei Travis in streaming completo. Ecco la presentazione del disco approntata da mtv:

A tre anni dal loro ultimo LP “12 Memories”, tornano i Travis con il nuovo “The Boy With No Name”. L’album uscirà il 4 maggio, ma MTV.it ti propone l’ascolto integrale e super esclusivo di tutte le tracce del quinto lavoro del quartetto scozzese. Un disco che segna un po’ un ritorno alle origini, ricco di melodie pop e piccoli inni delicati capaci di insinuarsi nelle compilation per la propria ragazza o di accompagnare momenti importanti: dall’atmosfera calda di “Closer” – primo singolo – all’armonia minacciosa di “Big Chair”. Il titolo dell’album si riferisce curiosamente al fatto che Fran Healy e sua moglie Nora non sono stati in grado di dare un nome a loro figlio Clay per alcune settimane e di come ‘il ragazzetto senza nome’ fosse diventato il suo soprannome. Non ti resta altro che fare un tuffo nelle melodie di “The Boy With No Name” di cui Healy ha detto: “Mostra tutte le nostre sfaccettature, alcune sono nuove. E’ rock, poi pop e dolce. E’ nato dopo un periodo di blocco in cui ci siamo sentiti incapaci di fare qualunque cosa. Ci siamo adentrati in posti oscuri e ora abbiamo ritrovato la nostra musa.”

Per visualizzare lo speciale e l’area streaming clicca qui. 

Intervista ad Andy

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Ancora una esclusiva di musicmagazine. In questa intervist, collegata alla recensione del disco, Andy parla del nuovo album e di tutto il lavoro di preparazione.

How many did you write for the album?

I think there was a good 30 or 40 for this record. We’d usually go in with about nine songs, with the other couple written whilst we were recording. We were never one of these bands who’re like, “we’ve got 40 or so songs for the next record.” This is the first time we’ve had that. It was really weird when it came to choosing songs for the record because we’ve never had that.

So how many of them did you record?

We recorded all of them; we’ve been in and out of the studio for the last two and half to three years. So there are a lot of songs recorded.

What about the ones that aren’t on the album then?

I don’t know. I suppose some of them will be b-sides and things, and I suppose they’ll sit there and we’ll work out if they’ve got a place. They range; some of them weren’t good enough, some of them just didn’t fit in the record. We’d try and put them on and they didn’t sit with the other songs. They may be good enough for the next record; you never know. We’ll find homes for them.

Which ones are you the most proud of out of them all?

Closer was the first one we really recorded and thought, “Wow; that’s definitely going on the record.” I’m proud of that because that started the ball rolling really. I think that’s part of the reason behind it being the first single; that it was the first one we really recorded for it. That’s the daddy; the rest are all kids. I’m proud of that one because it’s the one that opened the floodgates for the rest of the songs. With regards to favourites; we’re in rehearsals at the moment and Selfish Jean is so much fun to play, it’s probably my favourite at the moment.

I must admit, that one stands out a lot on the first listen to the album.

Yeah, it’s just good fun. We’re looking forward to doing it in shows because it’s just a real hit to play.

Speaking of shows, are there any songs from the album that you won’t be playing?

I think we’re doing about eight new songs in the shows. We pretty much learned the album and decided to do seven or eight. Obviously there are songs that you can’t ignore. It’s weird trying to do a new set because you’re so used to old sets and things have to go and new things come in. So as I say, we’re doing seven or eight new songs in the set.

Per leggere l’intervista completa clicca qui.